Giulia (il nome è di fantasia, la storia purtroppo no) è entrata nel mio studio con un foglio stampato stretto tra le mani. Tremava. Non era la rabbia a farla tremare, ma il terrore puro. Giulia è la mamma di due bambini piccoli, di 2 e 4 anni, di cui si è sempre occupata in via pressoché esclusiva fin dalla nascita, mettendo in secondo piano la propria carriera.
Quel foglio era una mail di suo marito. Poche righe, brutali: “Non hai un lavoro fisso, guadagni un terzo di me. Se andiamo davanti al giudice per la separazione, ti porterò via i bambini perché non puoi mantenerli. Accetta le mie condizioni o non li vedrai più.”
Giulia si era seduta davanti a me sentendosi già sconfitta. Si sentiva una “mamma a metà” solo perché il suo conto in banca era più leggero di quello del marito.
Se stai leggendo queste righe e senti lo stomaco chiudersi perché anche a Te è stata detta una frase simile, voglio dirTi esattamente quello che ho detto a Giulia dopo averle porto un bicchiere d’acqua: fermaTi.
Questa minaccia non ha alcun fondamento giuridico.
Oggi voglio spiegarTi perché, tecnicamente, il denaro non compra la genitorialità e come la legge Ti protegge da questo ricatto morale.
L’errore di fondo: confondere il patrimonio con l’idoneità genitoriale
Il terrore di Giulia nasceva da una confusione molto comune, spesso alimentata ad arte da chi vuole prevaricare nella separazione: l’idea che il genitore “migliore” sia quello “più ricco”.
Giuridicamente, non è così. Nel nostro ordinamento esiste una distinzione netta tra capacità patrimoniale (quanto guadagni) e idoneità genitoriale (come Ti prendi cura dei figli).
Il giudice, quando deve decidere sull’affidamento e il collocamento dei minori, ha un solo faro: il preminente interesse del minore. E l’interesse del minore non è avere l’ultimo modello di smartphone, ma mantenere un rapporto stabile, continuativo e affettuoso con chi si è sempre occupato di lui. La Corte di Cassazione ha ribadito più volte che le ristrettezze economiche, o addirittura la disoccupazione, non sono motivo di inidoneità genitoriale.
Se sei stata/o Tu il punto di riferimento affettivo dei Tuoi figli fino a oggi, il Tuo reddito non cancellerà la Tua presenza.
Come la legge riequilibra i conti (e protegge i figli)
“Ma avvocato, come farò a farli vivere nella stessa casa dispendiosa? Come pagherò la spesa con il mio solo reddito? Io non riesco ancora a lavorare a tempo pieno con due piccoli che si ammalano sempre …” mi chiese Giulia.
Qui entra in gioco la tecnica giuridica, quella che serve a proteggere i più deboli, non a punirli. La legge conosce perfettamente queste disparità economiche e prevede strumenti specifici per attenuarle, affinché non ricadano sui bambini.
1. L’assegnazione della casa familiare
Molti pensano che la casa resti a chi l’ha comprata o a chi paga il mutuo.
❌ FALSO.
✅ La casa familiare viene assegnata al genitore collocatario, ovvero quello con cui i figli vivono prevalentemente. Questo provvedimento serve a garantire l’habitat domestico ai minori, non a premiare il proprietario dell’immobile. Nel caso di Giulia, essendo lei la figura di riferimento principale per i bambini ancora piccoli, è molto probabile che rimanga nella casa, anche se è di proprietà esclusiva del marito o se lui ha un reddito triplo. (Per approfondire questo punto tecnico e capire meglio i criteri, Ti invito a leggere il mio articolo specifico sull’assegnazione della casa familiare che trovi qui sul blog).
2. La funzione perequativa dell’assegno di mantenimento
L’assegno che il genitore economicamente più forte deve versare non è un “regalo” e nemmeno una “elemosina”. È un istituto giuridico con funzione perequativa. Faccio spesso un esempio in consulenza per rendere l’idea immediatamente chiara: perequativo significa evitare che i figli mangino aragosta quando sono dal papà e pane e latte quando sono dalla mamma (o viceversa).
Non è ammissibile che i bambini vivano due tenori di vita opposti a seconda della casa in cui dormono, nè che, a causa della separazione, si trovino a vivere in una situazione economica deteriore rispetto a quella goduta in costanza di matrimonio o convivenza di mamma e papà. Se il Tuo ex guadagna molto e Tu poco, il giudice stabilirà un assegno proprio per colmare quel divario. Attenzione, però: il riequilibrio delle condizioni economiche deve essere sostenibile e non deve strozzare nessuno dei due genitori.
L’obiettivo è la dignità di tutti, non la rovina di una parte e tanto meno dei figli.
Dalla paura alla strategia
Giulia quel giorno è uscita dal mio studio diversa. Non aveva risolto tutti i suoi problemi in un’ora, ma aveva smesso di avere paura di non farcela. Aveva capito che la sua “debolezza” economica non la rendeva una madre debole agli occhi della legge.
Abbiamo costruito una strategia difensiva basata sulla sua presenza costante nella vita dei figli, smontando le pretese economiche del marito e arrivando a un accordo che tutelasse la sua dignità e quella dei due bambini.
Se Ti trovi nella situazione di Giulia, non permettere alla paura di farTi firmare accordi svantaggiosi o di farTi rinunciare ai Tuoi diritti.
La Tua capacità di amare ed educare i Tuoi figli vale molto più del Tuo 730.
Per aiutarTi a fare chiarezza e a distinguere le minacce vuote dai rischi reali, ho scritto una guida. Si chiama “Oltre la tempesta”. Al suo interno non troverai solo nozioni legali, ma una bussola per orientarTi tra i falsi miti della separazione (proprio come questo) e capire quali sono i primi passi concreti da fare.
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Avv. Alberta Martini Barzolai ©


