“Quanto dovrò versare per i figli?” Perché affidarsi a una ‘cifra standard’ è un rischio che non puoi correre.

Marco è un papà attento, un lavoratore instancabile e, da qualche settimana, un uomo che non dorme.

Quando si è seduto davanti alla mia scrivania, la prima cosa che mi ha chiesto non riguardava la legge, ma la sopravvivenza: “Avvocato, i miei colleghi separati mi dicono che dovrò versare 400, forse 500 euro a figlio. Ho fatto due conti: se pago quella cifra e devo anche trovarmi una casa in affitto, io torno a vivere dai miei genitori a 45 anni. È davvero così che funziona?”

Marco è vittima di quella che io chiamo la “sindrome della tabella del mantenimento”. Pensa (e teme) che esista un “listino prezzi” fisso, una formula magica o un software segreto che, inseriti due dati, sputerà fuori la cifra del suo destino economico.

Se anche Tu, come Marco, stai passando le notti a fare calcoli su un pezzo di carta nel terrore di non farcela, devi sapere una cosa fondamentale: in Italia non esiste nessun automatismo. E questa, se sai come muoverti, è la Tua salvezza.

Il rischio della “scatola nera”: come decide davvero un giudice?

Voglio essere onesta e trasparente con Te, come lo sono stata con Marco. I Giudici sono professionisti seri e preparati, ma sono esseri umani spesso sommersi da una mole di lavoro ingestibile. Quando una separazione arriva sulla loro scrivania senza una ricostruzione precisa e documentata, il rischio concreto è che il tribunale applichi delle cifre abbastanza standardizzate (le famose “medie” di cui parlavano i colleghi di Marco).

Ma Tu non sei una statistica. E la Tua famiglia non è una media. Se lasciamo che sia il Tribunale a “ipotizzare” le Tue spese basandosi solo sull’ultima riga della busta paga, rischi una sentenza iniqua: magari troppo alta per le Tue tasche attuali, o sbilanciata rispetto alle risorse dell’altro genitore e alle esigenze dei figli.

Il rischio di un calcolo standard, da qualche tempo è attenuato dall’obbligo di produrre, all’inizio dei giudizio di separazione o divorzio, tutta la documentazione attestante la situazione economica dei coniugi (es. visure catastali degli immobili, ultimi tre anni degli estratti conto bancari, ultime tre dichiarazioni dei redditi, ecc.)

Ma spesso neppure questo basta.

Ecco perché dobbiamo arrivare noi con i numeri giusti, supportati dalle ultimissime decisioni della Corte di Cassazione.

La Cassazione (dicembre 2025) ribadisce le regole: ecco cosa conta davvero.

Proprio alla fine del 2025, la Corte di Cassazione ha emesso delle ordinanze fondamentali che smontano l’idea del calcolo approssimativo. In particolare, con l’Ordinanza n. 34458 del 29 dicembre 2025, i Giudici Supremi hanno chiarito che per calcolare l’assegno non basta guardare la dichiarazione dei redditi.

Il Giudice deve valutare le “risorse economiche” a 360 gradi. Cosa significa per Te? Significa che non conta solo lo stipendio netto mensile. La Cassazione dice espressamente che bisogna guardare anche alle disponibilità monetarie, agli investimenti, ai beni mobili e immobili e alla capacità di spesa reale. Se Tu guadagni uno stipendio normale, ma l’altra parte ha patrimoni, case di proprietà o aiuti familiari costanti, questo deve incidere sull’assegno. Il calcolo non si fa a senso unico.

Ancora più importante per la Tua tutela è l’Ordinanza n. 31488 del 3 dicembre 2025. Qui la Corte ha stabilito un principio di equità assoluta: il Giudice non può limitarsi a guardare quanto guadagna il padre, ma deve accertare rigorosamente anche la situazione economico-patrimoniale della madre. Se le condizioni dell’altro genitore migliorano (nuovi lavori, eredità, investimenti), l’assegno a Tuo carico deve essere proporzionato a questa nuova realtà.

Non sei un bancomat, sei un genitore che deve contribuire in proporzione alle proprie reali sostanze, confrontate con quelle dell’altro.

L’obiettivo non è vincere, ma l’equilibrio (aragosta vs pane e latte)

Per far capire a Marco – e a Te – cosa significa davvero “assegno di mantenimento” alla luce di queste sentenze, uso spesso un’immagine forte ma efficace. La funzione di questo assegno è perequativa.

Cosa significa perequativo? Significa evitare che Tuo figlio mangi aragosta quando è a casa della mamma e pane e latte quando è a casa Tua (o viceversa).

Non è ammissibile che un bambino viva due realtà economiche opposte, passando dalle stelle alle stalle ogni volta che cambia casa, nè che si trovi a vedere completamente mutate le sue condizioni di vita a causa della decisione dei genitori di separarsi.

L’assegno serve a colmare quel divario, a fare in modo che il bambino stia bene ovunque.

Tuttavia, il riequilibrio deve essere sostenibile. Non deve strozzare nessuno. Un genitore ridotto alla fame non ha la serenità di essere un buon genitore, e questo i Tribunali – se ben guidati da una difesa tecnica e aggiornata – lo comprendono perfettamente.

Perché il calcolo lo deve fare il Tuo Avvocato (prima di entrare in aula)

Ecco perché a Marco ho detto: “Non aspettiamo la sentenza come se fosse un’estrazione del lotto”. Il mio lavoro non è inserire dati in un computer. Il mio lavoro è costruire un piano economico sartoriale basato su questi principi ribaditi dalla Cassazione.

Noi dobbiamo arrivare davanti alla controparte o al Giudice non con una domanda vaga (“decida Lei”), ma con una proposta blindata: “Signor Giudice, analizzati i redditi reali di entrambi, considerati i tempi in cui i figli stanno con il padre (e le spese dirette che lui sostiene in quei giorni), e visto il patrimonio complessivo, la cifra corretta per garantire l’equilibrio è X”.

Solo così si passa dalla paura della “cifra standard” alla sicurezza di un accordo equo.

Se vuoi capire quali documenti servono per ricostruire davvero la Tua situazione economica (e quella dell’altra parte) e non farti trovare impreparato, ho preparato una guida che fa al caso Tuo. In “Oltre la tempesta” trovi una bussola per orientarTi tra i documenti da raccogliere e gli errori da non commettere.

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Avv. Alberta Martini Barzolai ©