I genitori possono riprendersi la casa dopo la separazione del figlio?

Introduzione: un tema ancora controverso

Quando la casa familiare è di proprietà dei genitori di uno dei coniugi e viene concessa in comodato gratuito, spesso si dà per scontato che al momento della separazione questi possano “riprendersi le chiavi”. Ma non è così semplice.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 17095 del 25 giugno 2025, torna a far chiarezza su un tema molto controverso nella pratica: la convivenza coniugale all’interno di un immobile in comodato può costituire un comodato a termine implicito. E quando la casa viene assegnata all’ex coniuge affidatario dei figli, i diritti dei genitori proprietari vanno ponderati con quelli dei minori.


Cos’è il comodato familiare e cosa significa “a termine implicito”?

Il comodato è un contratto con cui una parte consegna all’altra un bene immobile affinché lo utilizzi gratuitamente per un tempo determinato o per un uso specifico.

Nel caso delle abitazioni familiari, il comodato viene spesso concesso senza un contratto scritto e senza specificare una durata. Si parla allora di comodato a termine implicito, in cui il termine si desume dall’uso pattuito: ad esempio, finché dura la convivenza coniugale o familiare.


L’assegnazione della casa familiare e il diritto dei figli alla stabilità

Quando una coppia con figli si separa, la casa familiare può essere assegnata dal giudice al genitore collocatario, cioè a quello con cui i figli convivono stabilmente.

Anche se l’immobile è di proprietà dei genitori dell’altro coniuge, l’assegnazione prevale a tutela del preminente interesse dei minori, come affermato più volte dalla giurisprudenza.

La Cassazione (ord. n. 17095/2025) ha chiarito che:

“L’assegnazione della casa familiare all’ex coniuge affidatario dei figli può essere opponibile al comodante, ove il comodato, anche se non formalizzato, abbia come scopo proprio quello di garantire un’abitazione stabile alla famiglia.”


I genitori proprietari non possono “mandare via” l’ex nuora

Molti genitori proprietari ritengono erroneamente di poter reclamare subito l’immobile dopo la separazione del figlio, pretendendo il rilascio dell’ex nuora o ex genero. Ma ciò non è automaticamente possibile, soprattutto in presenza di minori.

La giurisprudenza prevalente, culminata nell’ordinanza n. 17095/2025 della Corte di Cassazione, stabilisce che:

  • Il comodato a termine implicito può protrarsi finché l’immobile serve da casa familiare;

  • L’assegnazione giudiziale rende l’ex coniuge legittimato a restare nell’immobile, anche contro la volontà del comodante;

  • Solo quando viene meno l’interesse dei figli, e quindi anche l’assegnazione, il comodante può agire per il rilascio.


I precedenti giurisprudenziali: un orientamento confermato

Questa posizione non è isolata. La Cassazione ha affermato infatti a più riprese, anche a Sezioni Unite, che la funzione del comodato familiare può giustificare una durata non predeterminata, legata all’utilità per la vita familiare.

Anche nel 2022 la Cassazione aveva ribadito che il diritto dell’assegnatario non può essere sacrificato per far prevalere il diritto del comodante, se l’interesse dei minori alla stabilità abitativa è ancora attuale.


Perché è importante agire con consapevolezza e con l’aiuto di un professionista prima che si verifichi la crisi familiare.

La questione del comodato familiare e dell’assegnazione della casa non è mai banale. Serve valutare con attenzione:

  • Chi è il proprietario dell’immobile

  • Se esiste un contratto di comodato (e con quali termini)

  • La presenza o meno di figli minori e l’eventualità che in futuro venga emesso un provvedimento di assegnazione

Agire d’impulso, senza una visione legale chiara, può portare a errori gravi, contenziosi inutili e danni relazionali importanti.

Nel mio lavoro affianco le famiglie in queste situazioni complesse, con l’obiettivo di portare chiarezza, tutela e rispetto per tutti gli interessi in gioco.


In conclusione

L’ordinanza n. 17095 del 25 giugno 2025 conferma un principio fondamentale: non basta essere proprietari per poter disporre dell’immobile, se questo è stato concesso in comodato per la convivenza familiare e l’abitazione è stata assegnata all’ex coniuge con figli.

La tutela dei minori viene prima, e i genitori proprietari devono tenerne conto, possibilmente prevenendo il problema a monte ed evitando soluzioni forzate che possono generare conflitti ancora più profondi.

Avv. Alberta Martini Barzolai ©