“Avvocato, io non voglio dividere mio figlio a metà come se fosse un pacco postale. Se accettiamo l’affido condiviso, dovrò vederlo solo una settimana sì e una no?“.
Quando Ginevra (il nome è di fantasia, la storia purtroppo è invece una delle tante) è entrata nel mio studio, gesticolava con ansia. Era convinta che la legge imponesse una sorta di “parità aritmetica” crudele: un cronometro alla mano per dividere i pasti, le notti e persino i respiri con suo figlio di 4 anni. Ginevra aveva paura di perdere quel legame quotidiano fatto di piccoli riti, temendo che la legge la costringesse a una suddivisione dei tempi fredda e meccanica con il papà del piccolo, da cui si stava separando.
Se anche Tu, in questo momento, senti questo peso sul cuore, voglio dirTi una cosa fondamentale: la legge non usa il cronometro per dividere i tempi di permanenza dei figli con i genitori, ma il buon senso e dei principi guida.
La giurisprudenza più recente, come l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 1009/2026, ribadisce che la frequentazione paritaria tra genitore e figlio ha una natura soltanto “tendenziale”. Questo significa che il benessere di Tuo figlio viene prima di qualsiasi schema standard di frequentazione.
In questo articolo voglio aiutarTi a fare chiarezza tra i concetti di affidamento e collocamento (o collocazione), per trovarTi pronta a disegnare il “vestito su misura” per la Tua famiglia.
1. L’affidamento: chi tiene il timone della nave?
L’affidamento non riguarda “dove” dorme il bambino, ma “chi” ha il potere di prendere le decisioni importanti per la sua vita, come la scuola, la salute e l’educazione.
- Affidamento condiviso (la regola): entrambi i genitori mantengono uguale dignità decisionale. Immagina la vita di Tuo figlio come una barca: l’affidamento condiviso significa che entrambi siete al timone. La rotta si decide insieme.
- Affidamento esclusivo o “super-esclusivo” (l’eccezione): queste forme si applicano solo in casi di grave e comprovata inadeguatezza di un genitore, come episodi di maltrattamento, tossicodipendenza o totale assenza nella vita dei figli. La Cassazione ha recentemente confermato (ord. n. 1008/2026) che comportamenti inaffidabili o reticenti durante il processo possono portare a restrizioni severe rispetto all’affidamento proprio per tutelare il superiore interesse del minore ad essere seguito e accudito da persone affidabili e centrate.
2. Il collocamento: dove batte il cuore della quotidianità.
Sebbene il termine “collocamento” sia quello tecnicamente utilizzato nelle sentenze, personalmente preferisco parlarTi di residenza prevalente. Le parole hanno un peso e i Tuoi figli non sono pacchi da “collocare”, ma persone che hanno bisogno di un porto sicuro.
Vediamo i pro e i contro delle diverse soluzioni, ricordando che il “termometro” per valutare se una scelta funziona deve essere sempre e solo il bambino.
Il collocamento prevalente
Tuo figlio risiede stabilmente presso un genitore e incontra l’altro secondo un calendario.
- Pro: offre al minore un “centro di gravità” logistico costante e mantiene l’ambiente domestico consueto.
- Contro: il genitore non collocatario può talvolta temere di perdere il contatto con i piccoli dettagli del quotidiano.
Il collocamento paritetico (il cosiddetto “50/50”)
Il tempo è diviso equamente tra i genitori.
- Pro: massima espressione della bigenitorialità, se vivete vicini e avete stili di vita simili.
- Contro: non è una formula magica. Se crea stress o frammentazione, la Cassazione chiarisce che l’esigenza di stabilità del minore prevale sulla parità matematica. Se Tu portavi sempre il bimbo a scuola e il papà a basket, stravolgere tutto solo per una “parità matematica” può essere destabilizzante per il figlio.
Il collocamento con turnazione dei genitori (Nesting)
Il bambino resta nella casa familiare e sono i genitori a spostarsi a turni.
- Pro: il minore non subisce il trauma del trasloco continuo.
- Contro: può essere una soluzione deleteria per Te e il Tuo ex partner. Spesso impedisce il giusto distacco e l’elaborazione della separazione, mantenendo i genitori in una convivenza “fantasma” che alimenta i conflitti. Meglio avere genitori sereni in case diverse che figli che vivono in un conflitto perenne perché nessuno vuole abbandonare il campo dove la crisi è nata e ha raggiunto il suo apice.
3. Una soluzione sartoriale per la Tua famiglia
L’amore non si misura con il cronometro. Un piano di frequentazione deve essere un vestito su misura.
È impensabile che un genitore che viaggia spesso per lavoro chieda di avere con sé il figlio per una settimana intera “per principio”: il bambino finirebbe per passare quel tempo con i nonni o la baby-sitter, perdendo il senso profondo della relazione con il genitore. La suddivisione dei tempi deve essere il frutto di una valutazione ponderata che guardi alla crescita armoniosa dei Tuoi figli.
Come abbiamo già discusso nei post dedicati all’Assegnazione della casa familiare e all’Assegno di mantenimento, ogni tassello deve incastrarsi perfettamente.
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Avv. Alberta Martini Barzolai ©


